L’intervento del segretario generale della Fillea Cgil Lecce, Luca Toma, sulla fragilità del territorio emersa prepotentemente con il fenomeno dell’erosione costiera e sulla fragilità del mondo del lavoro sempre più precario, pubblicato oggi dal Nuovo Quotidiano di Puglia.
di Luca Toma*
Le immagini di questi giorni che hanno interessato diversi territori italiani impressionano ed impongono una riflessione. Da Niscemi alla Calabria, dai faraglioni di Sant’Andrea alle spiagge del litorale ionico, dalla sempre maggiore violenza dei fenomeni climatici alla naturale erosione delle coste, emerge il quadro di un territorio fragile e bisognoso di cura. Un’immagine che rimanda alla situazione dei lavoratori, i cui diritti vengono sempre più erosi per la disattenzione nella quale è relegato il mondo del Lavoro, reso precario e sempre più funzionale esclusivamente alle esigenze di profitto e di remunerazione del capitale.
Gli operai edili, per natura, sono quelli impegnati in prima linea nella manutenzione e nella conservazione del territorio, essendo l’edilizia il settore che determina e costruisce lo spazio urbano e non. Ogni intervento edile infatti modifica in modo permanente il paesaggio. E le condizioni di chi tali interventi effettua impattano inevitabilmente sulla qualità dei risultati. Anche nel settore delle costruzioni a Lecce e provincia permangono sacche di irregolarità caratterizzate da cantieri intermittenti, appalti al massimo ribasso, subappalti a catena, contratti brevi o irregolari. È un lavoro fisico, esposto ai rischi, talvolta privo di certezze. E questa instabilità non riguarda solo chi esegue le opere: si riflette direttamente sulla qualità e sulla sicurezza del territorio.

Nel Salento, tra piani casa mal applicati ed effetti della turistificazione, l’edilizia rischia di essere schiacciata dal peso della speculazione e dall’assenza di responsabilità nei confronti del territorio. Un territorio fragile, segnato dal consumo di suolo e dalla cementificazione delle coste, è anche il prodotto di un sistema produttivo che privilegia il guadagno veloce, rispetto alla pianificazione.
La precarietà nel settore edile ha poi altri volti. Comporta la scomparsa dei mestieri tradizionali e quindi la dispersione del patrimonio di saperi legati alla pietra leccese, alle tecniche tradizionali, al restauro monumentale. Contribuisce a rendere meno attrattivo il settore per i giovani, senza garantire adeguato ricambio generazionale. Infine è tra le cause principali degli infortuni che continuano a flagellare la provincia: un territorio che continua a poggiarsi su fondamenta fragili, non solo metaforicamente.
E così come sul tema della sicurezza alla naturale commozione che segue i fatti non corrisponde analogo intervento per rimuoverne le cause (lavoro nero, subappalti, ritmi e cattiva organizzazione del lavoro), non vorremmo che, passata l’emozione dei crolli, si tornasse a subordinare la cura del paesaggio agli interessi privati. Non ci stupiremmo ad esempio se a breve cominciassero a giungere richieste di deroghe per ampliare parcheggi ad uso turistico o si alzassero le solite barricate per impedire una gestione delle spiagge più rispettosa dei cicli naturali e meno prona alle esigenze di impresa.
C’è quindi un legame evidente tra dignità del lavoro e qualità dello spazio costruito, tra la scelta di perseguire una vera rigenerazione urbana e non l’espansione incontrollata, di investire nel recupero dell’esistente, di incentivare l’efficientamento energetico degli edifici pubblici e privati. Consapevoli che le fondamenta più solide non possono che essere stabilità del lavoro, tutele per le maestranze, controlli severi, efficaci e costanti, qualificazione delle imprese virtuose. Proprio la direzione che abbiamo deciso di intraprendere come parti sociali del settore edile con i recenti accordi, che fanno della bilateralità il motore capace di garantire effettività dei diritti ed incentivi alle imprese virtuose che rispettano le regole.
Precarietà del lavoro e fragilità del territorio rischiano di essere l’incudine e il martello che schiacciano nel mezzo le ambizioni di progresso sociale ed economico: il presente ed il futuro del Salento passano dunque anche dai cantieri, dalle mani di chi ogni giorno trasforma lo spazio in cui viviamo, di chi, spesso nell’ombra e sino a tarda ora, dà forma a progetti e difende ciò che abbiamo ereditato.
*Segretario generale Fillea Cgil Lecce










