L’intervento a firma di Luca Toma, pubblicato stamane in prima pagina dal Nuovo Quotidiano di Puglia
di Luca Toma*
Una testa di capretto sulla tomba del padre e una conferenza stampa convocata d’urgenza. Due episodi gravi che fanno riflettere. L’ennesima minaccia nei confronti della giudice Francesca Mariano, da anni riferimento della lotta alla mafia nel territorio salentino, e la smentita della sindaca di Lecce di un articolo pubblicato sul Nuovo Quotidiano di Puglia, con tanto di segnalazione agli organi di disciplina dell’Ordine dei giornalisti: due fatti apparentemente lontani ma che, invece, rischiano di generare pericolosi effetti congiunti sul territorio, a partire dalla delegittimazione di due pilastri dell’architettura democratica di un paese. Giustizia e libertà di stampa bilanciano infatti il potere politico, ne frenano gli abusi, garantiscono all’opinione pubblica di formarsi una coscienza collettiva, creano le condizioni per un equilibrio sano tra poteri diversi.
Da un lato il sistema giudiziario, con la giudice impegnata a garantire legalità in un territorio che ha conosciuto anni cupi e che deve mantenere sempre alta l’attenzione sul tema. Perché quando questa viene a mancare, a pagarne le immediate conseguenze sono i più deboli, chi non ha i mezzi per farcela da solo, chi deve piegarsi ai ricatti ed alla sopraffazione che spesso trovano, nel mondo del lavoro volutamente trasformato in mercato il terreno di azione ideale.
Dall’altro la stampa, con il suo compito naturale di raccontare i fatti, raccogliere notizie, elaborarle, farle conoscere. Perché la conoscenza, ci insegnava don Milani, è l’arma più potente per opporsi ai padroni, qualunque volto assumano e qualunque veste indossino. Per questo i due fatti, pur nell’ovvia diversità delle ragioni (folli e criminali nel primo caso, di mera speculazione politica le seconde) che li hanno generati, ci appaiono segnali preoccupanti da riconoscere e da cui prendere le distanze. È debole quella società che dinanzi a situazioni di tal fatta non reagisce, anche solo esprimendo solidarietà alle vittime di tali attacchi. E nella debolezza degli anticorpi, nella mancata reazione sappiamo che rischiano di degenerare i più pericolosi virus. Alla giudice ed ai giornalisti del Nuovo Quotidiano di Puglia, quindi, piena solidarietà e vicinanza.
Giustizia e libertà di stampa, insieme, rappresentano senza dubbio le condizioni essenziali per dare concretezza ai diritti del lavoro, condizioni imprescindibili per garantire tutele e dignità alle lavoratrici e ai lavoratori. Dove l’informazione è libera e la giustizia funziona, anche il lavoro è più tutelato. Dove invece se ne mettono in discussione azione e credibilità, rischiano di trovare spazio abusi, sfruttamento ed illegalità. La stampa libera, quella che non scrive sotto dettatura o col fine di compiacere i potenti di turno, rappresenta il principale antidoto all’invisibilità cui molti vorrebbero relegare le ragioni di chi per vivere ha bisogno di lavorare, spesso gli ultimi su cui si scaricano le storture di un sistema economico che mostra crescenti segni di malfunzionamento, specie nelle enormi disuguaglianze che lo caratterizzano. La reazione della sindaca non è semplicemente una caduta di stile. È invece un episodio che si inserisce in un clima che sta caratterizzando, a tutti i livelli, una parte della politica sempre più allergica alle critiche, alle domande ed al confronto democratico. Una parte politica capace di dimostrare indignazione davanti a fatti violenti, come quelli che hanno colpito nei giorni scorsi Sigfrido Ranucci o la stessa giudice Mariano, salvo poi continuare a minacciare querele o chiedere azioni disciplinari verso i giornalisti di cui non gradiscono il lavoro.
*Segretario generale Fillea Cgil Lecce










