Di seguito l’intervento a firma del segretario confederale Mirko Moscaggiuri, pubblicato in prima pagina sull’edizione del 16 luglio dal Nuovo Quotidiano di Puglia, sul boom del turismo nei primi cinque mesi dell’anno
di Mirko Moscaggiuri*
“Boom turistico anche nel 2025”, si legge sul Nuovo Quotidiano di Puglia di venerdì 11 luglio. I dati relativi ai primi cinque mesi dell’anno sono incoraggianti; le previsioni dei flussi turistici per l’estate in aumento. Numeri che anche la Cgil di Lecce ritiene positivi, soprattutto quelli che certificano il processo di destagionalizzazione. Certo, occorre riflettere sugli effetti che questi incrementi di arrivi e presenze provocheranno sul territorio, specie a luglio e agosto. Il nostro territorio, il paesaggio, la vivibilità dei residenti reggeranno l’urto? Per quanto tempo possiamo continuare a far crescere questi flussi? Soprattutto possiamo bearcene, dimenticandoci che poi sul territorio la produzione industriale arranca, i salari sono fermi, la concentrazione delle ricchezze è sempre più forte, il welfare soffre e la gentrificazione si mangia la nostra identità?

L’esperienza ci insegna che non di solo turismo può vivere un territorio vasto come il nostro. Il settore, oltre a creare ricchezza e posti di lavoro, può essere un moltiplicatore di valore aggiunto e di appeal. Bisogna però interrogarsi su quanta ricchezza prodotta o rastrellata da altri territori venga effettivamente redistribuita. Nel 2023, secondo gli ultimi dati Istat e Inps elaborati dal data analyst Davide Stasi, il settore “alloggio e ristorazione” ha impiegato 32.394 lavoratori dipendenti, che percepiscono mediamente un salario annuale di 7.681 euro per 144 giornate di lavoro. Ancora troppo poco. Non “pagano” la stagionalità del settore e l’abuso di tipologie contrattuali precarie che, per giunta, hanno come riferimento accordi nazionali peggiorativi rispetto ai contratti collettivi firmati da Cgil, Cisl e Uil.
In un quadro di questo tipo, ben venga l’incremento dei flussi tra gennaio e maggio. Ma non si esaltino troppo questi dati, che poco dicono della loro incidenza sulla crescita di Pil, valore aggiunto e soprattutto salari. L’economia del Salento non può diventare a trazione turistica. Non è la monocoltura la via che porta al progresso. Piuttosto, accanto allo sviluppo di questo metasettore, occorre rilanciare quei comparti a più alta redditività e che riconoscono salari dignitosi ai propri dipendenti. Serve un vero e proprio progetto di rilancio multisettoriale.
A partire dall’agricoltura, che può incrementare i volumi d’affari puntando sull’agroindustria. Da terra di produttori che esportano, ad eldorado della filiera corta chilometro zero: possiamo riuscirci diventando trasformatori e distributori delle nostre materie prime. Occorre favorire in tutti i modi l’innovazione tecnologica e lo sviluppo di startup in settori come l’ICT, l’intelligenza artificiale, la green economy, l’economia del mare. In tal senso è fondamentale il contributo dell’Università del Salento, che può anche rivitalizzare il manifatturiero. Artigianato e design, vere eccellenze salentine, possono recuperare e modernizzare le tradizioni in settori tipici come ceramica, cartapesta, lavorazione della pietra leccese, tessitura. Nella terra del sole e del vento, l’energia rinnovabile diffusa e l’economia circolare (con stabilimenti basati sul riciclo dei materiali e la valorizzazione degli scarti) non devono essere un tabù per abbattere, oltre alle bollette, anche l’impatto ambientale.
Ovviamente resta centrale la dotazione infrastrutturale. Va recuperato il gap con altri territori, anche a livello regionale, per implementare il settore della logistica e dei trasporti attraverso sistemi intermodali. Costruzioni ed edilizia, tradizionalmente anticiclici, possono creare i presupposti dello sviluppo attraverso la realizzazione di grandi opere, ma anche rendere più ecosostenibili e sicure le nostre città con piani di rigenerazione urbana. Un progetto ampio, in cui credito e formazione possano agevolare la creazione di un ambiente favorevole ad arginare lo spopolamento.
Quando parla di rilancio industriale, la Cgil non immagina dunque ciminiere e infrastrutture dal forte impatto ambientale su paesaggio e città. Piuttosto auspica una visione generale di progresso del territorio, un’economia diversificata e resiliente, che accanto al turismo sappia valorizzare quei comparti capaci di creare occupazione di qualità per tutto l’anno. Un percorso da costruire insieme: istituzioni, imprese e lavoratori.
*Segretario confederale Cgil Lecce










