Lecce, 18 dicembre 2023 – Domani il Consiglio d’amministrazione dell’Università del Salento è chiamato ad esprimersi su un punto, il cui inserimento all’ordine del giorno ha generato stupore e malcontento nell’intera comunità accademica: la rideterminazione delle indennità e dei gettoni di presenza dei componenti degli Organi universitari e, in particolare, di Rettore, Pro-Rettore e componenti del Cda.

Ogni valutazione in merito non può prescindere dalla scelta del Senato accademico, che nella seduta del 12 dicembre scorso non ha espresso parere favorevole alla proposta di incremento delle predette indennità nonché del loro “quantum”, così modificato:

BeneficiarioCompenso AttualeCompenso PropostoIncremento
Rettore25.200121.000480%
Prorettore10.80030.250180%
9 Componenti CdA0108.90012.100 x componente

 

È sconcertante che, dopo anni di tagli alla spesa pubblica che hanno visto ridurre salari accessori e compensi tanto al personale docente quanto al personale tecnico-amministrativo, il primo e significativo intervento di segno opposto, finanziato peraltro con le economie e i risparmi sulle spese di funzionamento dell’Ateneo, veda Il Cda autodeterminare l’aumento del proprio compenso, senza neanche l’avallo dell’organo politico. Ciò è ancora più sconcertante se si considera che questo intervento verrebbe attribuito anche ai Componenti del Cda attualmente in carica, per effetto di una retroattività fantasiosamente costruita, mentre il personale tecnico-amministrativo (ad esempio) è ancora costretto alle ferie forzate per consentire la riduzione delle spese di energia elettrica.

Spiace constatare che anche nella componente del Senato accademico, il cui parere sfavorevole è stato ottenuto con una manciata di voti rischiando di avallare un incremento smisurato dei compensi in favore di Rettore, Prorettore e membri del Cda, sia mancata una valutazione complessiva delle possibilità di intervento dell’Ateneo, che da anni non riesce quasi più a finanziare, salvo i piani straordinari di finanziamento e il PNRR, il reclutamento del personale e la ricerca, andando a ricercare risorse nell’incremento della tassazione a carico degli studenti.

Per non parlare  del fatto che i risparmi che potrebbero garantire il finanziamento di tale maggiore spesa si riferiscono a scelte dell’Ateneo che determinano importanti disservizi e disagi: molti edifici non hanno un’adeguata copertura del servizio di portierato a fronte di numerosi ambienti di studio da gestire ovvero sono sguarniti da anni di tale servizio mai più ripristinato; non si riesce a garantire, nonostante i numerosi interventi spesso mai risolutivi, il pieno funzionamento degli impianti di riscaldamento e raffrescamento in diversi edifici, con conseguenti – paradossali – risparmi sulle spese energetiche, a danno del benessere dei lavoratori.

Chiediamo a questo Rettore e al Cda un passo indietro rispetto a una scelta politicamente sbagliata nei modi, nei tempi, nella sostanza e nel contesto, che li vedrebbe, peraltro, in evidente conflitto di interessi. Diversamente emergerebbe la totale insensibilità rispetto a tutta la comunità accademica che ancora oggi soffre gravi limitazioni e carenze diffuse. Chiediamo sin d’ora che chi si accinge a valutare la propria candidatura per il prossimo mandato rettorale assuma un impegno chiaro in tale direzione e definisca nel programma elettorale un impegno a non incrementare i compensi degli organi di vertice.

La Flc Cgil Lecce ritiene che una scelta di questo genere sia un pessimo segnale politico verso i lavoratori e le lavoratrici di tutta la comunità accademica, una decisione che porterà un notevole danno all’immagine dell’Istituzione. Anche perché avviene in un contesto socio-economico in cui i lavoratori e le lavoratrici da un lato hanno visto e vedono erodere il potere d’acquisto per effetto della stagnante situazione dei salari, frutto del contesto economico mondiale ma anche delle norme di “epoca berlusconiana” sul contenimento della spesa pubblica ed ai contesti economici mondiali, dall’altro vedrebbero indebolito il tanto auspicato senso di appartenenza all’Istituzione, ingenerando un senso di disaffezione verso il proprio lavoro.

Da anni non si applicano le norme, pur esistenti, che consentirebbero l’aumento dei fondi del salario accessorio, ogni qualvolta viene effettuata una riorganizzazione o istituito un nuovo servizio e si effettua una chiusura estiva ed invernale, che vede costretto il personale a prendere ferie “forzate” consentendo all’amministrazione di risparmiare soldi per il raffrescamento ed il riscaldamento e spese di portierato. Come è noto la forza motrice di questo Ateneo è la buona volontà di docenti, ricercatori e personale tecnico amministrativo che con grande dedizione e senso di responsabilità continuano a svolgere il proprio lavoro erogando servizi spesso senza la minima gratificazione professionale ed economica. Riteniamo che una delibera dei vertici di questo Ateneo favorevole ad un aumento di indennità/gettoni presenza di tale portata sia ingiustificata e ingiustificabile. Si scriverebbe una brutta pagina per questo Ateneo: non lo meritano i lavoratori, gli studenti ed il territorio salentino.

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