Martedì 16 sciopero dei precari della Giustizia assunti con il PNRR

A Bari manifestazione con presidio davanti alla Prefettura tra le ore 10 e le 13. Polimeno (Fp Cgil Lecce) insieme ai 210 precari che operano nella Corte d’Appello di Lecce: “Assurdo che lo Stato mantenga per più anni nella precarietà migliaia di persone che hanno contribuito a migliorare il sistema della Giustizia italiano”

Lecce, 14 settembre 2025– Precari della Giustizia assunti nell’ambito del PNRR in sciopero. Martedì 16 settembre, alla manifestazione con presidio in programma in piazza Prefettura a Bari (tra le ore 10 e le 13), ci saranno anche i 210 lavoratori che operano nella Corte d’Appello di Lecce. Sono lavoratrici e lavoratori che hanno contribuito ad accorciare i tempi della giustizia e a digitalizzare il processo e che in questa battaglia godono del sostegno dell’Associazione nazionale magistrati (Anm). Eppure a giugno prossimo il Governo manderà a casa la maggior parte di loro: sono operatori data entry, funzionari tecnici, funzionari addetti all’assistenza ai giudizi. “La giustizia è al collasso, le carenze di organico mettono a rischio tribunali e corti d’appello. I carichi di lavoro saranno ancora più insostenibili per il personale di ruolo e la giustizia andrà ancora più a rilento”, spiega Floriano Polimeno, segretario generale della Fp Cgil Lecce.

Senza il contributo delle 12mila persone assunte con procedure straordinarie legate al PNRR, il sistema giustizia italiano non sarebbe stato in grado di assicurare né efficacia né efficienza delle proprie funzioni fondamentali. Nonostante impegno, professionalità e risultati conseguiti, questa platea di lavoratori non ha alcuna garanzia di stabilizzazione: “Il Governo deve impegnarsi a dare continuità a chi ha dimostrato di essere indispensabile. Sarebbe un grave errore disperdere le competenze apprezzate in questi anni. Per non dire dell’assurdità di uno Stato non dà l’esempio, che mantiene migliaia di madri e padri di famiglia in stato di precarietà anche per oltre quattro anni. Lo dicono i numeri e lo conferma la platea di cittadine e cittadini che accedono tutti i giorni ai Palazzi di Giustizia italiani: le lavoratrici e i lavoratori precari, unitamente al personale storico, hanno migliorato e continuano a migliorare la Giustizia nel nostro Paese. Stabilizzarli, anche con fondi che gli stessi precari permettono di risparmiare sul bilancio dello stato, è una questione sociale per il Paese intero”, conclude Polimeno.