Controlli: il problema c’è, la soluzione è sbagliata

Steward per la sicurezza nella movida. Il commento di Antonio ianne pubblicato dal Nuovo Quotidiano di Puglia

di Antonio Ianne*

Abbiamo appreso dagli organi di stampa della nuova “iniziativa di raccordo” tra steward, pagati anche da esercenti, con le forze di polizia che alcuni hanno chiamato “movida sicura” oppure “notte con presidio”. Premesso che sono ancora poco chiari i dettagli e gli “aspetti tecnici” dell’iniziativa e, pur volendo tralasciare la questione relativa alla responsabilità di chi decide dove e come si riconosce la cosiddetta “movida”, alcuni di questi dettagli riportati dalla stampa ci lasciano perplessi. Uno di questi è proprio quello legato al “raccordo”, l’altro è riferito allo “scambio di informazioni veloce e tempestivo” tra tali addetti e le forze di polizia.
In effetti non è chiaro con chi e come questi “controllori” saranno collegati nel corso della loro vigilanza. Considerando che da tempo anche le forze di polizia presenti sul territorio sono coordinate dalla centrale del Nue (Numero unico delle emergenze), pare difficile che essi siano radiocollegati direttamente con una sala operativa delle forze di polizia, per cui anche lo scambio di informazioni, cosiddetto veloce e tempestivo, in presenza di intermediari e senza un canale diretto, andrebbe a farsi benedire.
Qualcuno ha sottolineato come gli Steward impiegati nelle prossime settimane non siano pubblici ufficiali e quindi non abbiano potere sanzionatorio. È vero: la loro attività è considerata di natura privatistica e, pertanto, di natura contrattuale nei confronti dell’organizzatore degli eventi. Indubbiamente certi dettagli, che ai più possono apparire “tecnici”, aprono a nuove riflessioni. Ci sembra naturale chiedersi, per esempio, a chi risponderanno di fatto questi controllori trovandosi in presenza di violazioni più o meno gravi o di fatti illeciti. Alle forze di polizia che li dovrebbero coordinare? E come faranno? O al Comune di Lecce, che poi dovrebbe premiare gli esercenti che li hanno assunti con l’ora di apertura aggiuntiva? O ancora al loro “datore di lavoro” che, come pubblicizzato, si identifica anche in associazioni e in gestori di esercizi pubblici? Se le violazioni o gli illeciti “notati” dovessero essere opera dei cosiddetti “datori di lavoro” saranno segnalati? O ci si occuperà, se del caso, solo di allontanare eventuali soggetti non graditi, come chi “abusa di alcool” o “usa stupefacenti”, magari senza soffermarsi su chi somministra illecitamente e su chi spaccia? Non è chiaro quali saranno le direttive e non vorremmo trovarci al posto di questi operatori.

Il segretario generale del Silp Lecce, Antonio Ianne

In realtà, potrebbero esserci da parte loro delle segnalazioni con richieste di intervento di personale. Che però non arriverà mai, perché non c’è (altrimenti sarebbe nello stesso posto a fare controlli) o perché impegnato in altro. Purtroppo siamo abituati, soprattutto nei Commissariati della provincia, a volanti che operano senza possibilità di ausilio da parte di nessuno, in totale assenza di sicurezza per il personale operante.
A nostro avviso, tuttavia, il tema più importante posto da questa iniziativa, benché le motivazioni alla base siano comprensibili ma per noi non condivisibili, è un altro: dimostra una volta di più il fallimento delle politiche della sicurezza del Governo.
Riconoscere oggi che vi è un problema di sicurezza è un primo passo, ma la soluzione è sbagliata. Invece di aumentare la presenza del personale sul territorio – ma gli uomini mancano, specie questa estate in cui abbiamo un saldo negativo, altro che rinforzi – si inventano nuove soluzioni che di fatto non risolvono nulla in tema di sicurezza. Anzi per paradosso rischiano di aumentare i problemi.
Garantire la sicurezza e il rispetto della legalità è compito dello Stato nelle sue varie componenti: se lo Stato però delega o subappalta uno dei diritti fondamentali dei cittadini, come la sicurezza ai privati, parte sconfitto. A onor del vero non è la prima volta che accade: è già successo col diritto alla salute. A noi resta il dovere di denunciare come lo Stato si stia ritirando dal territorio, lasciando quando va bene nelle mani della mani di privati che possono permettersi di pagare e abbandonando, di fatto, gli altri cittadini.
Se il territorio fosse presidiato dal personale delle forze di polizia, che in realtà manca e non si intende incrementarlo come denunciamo ormai da molti anni, non ci sarebbe motivo di presentare con tale enfasi quella che appare una sconfitta di tutti noi.

*Segretario generale Silp Cgil Lecce