Lecce, 8 agosto 2026 – Pubblichiamo il testo integrale dell’intervento del segretario generale della Cgil Lecce, Tommaso Moscara, pubblicato oggi dal Nuovo Quotidiano di Puglia, sulle lezioni non colte della storia: da Marcinelle alla Vlora

Le lezioni che non abbiamo voluto capire

“Ci sono date che sono simboliche. Segnano la storia di un territorio. Dovrebbero insegnare qualcosa, soprattutto alla classe dirigente. Sono date da cui ripartire. L’8 agosto è sicuramente una di queste: quest’anno ricorrono i 70 anni dalla strage di Marcinelle e i 35 dallo storico approdo della Vlora a Bari. Avremmo dovuto apprendere da tempo, grazie ai fatti straordinari dell’8 agosto, che il lavoro non ha passaporti, ma diritti. E che l’accoglienza, quando è reale, include e mai respinge.

L’8 agosto 1956, nella strage dei minatori a Marcinelle, tra le 262 vittime morirono anche 22 pugliesi (per lo più originari della provincia di Lecce). Lavoratori migranti perché il nostro Paese non era in grado di garantire loro un futuro. Partivano con una valigia piena di speranze, per essere considerati troppo spesso soltanto braccia da sfruttare. Marcinelle è la dimostrazione di cosa accade quando il profitto prevale sulla sicurezza e quando il lavoro perde la sua dignità.

Trentacinque anni dopo, l’8 agosto 1991, la nave Vlora approdava a Bari con quasi ventimila cittadini albanesi. Quelle immagini divisero l’opinione pubblica, alimentarono paure e furono utilizzate da una parte della politica per costruire consenso sulla pelle di chi fuggiva dalla disperazione. Oggi sappiamo che quelle persone sono diventate parte integrante delle nostre comunità. Hanno lavorato, pagato contributi, costruito imprese, mandato i figli nelle nostre scuole, contribuendo alla crescita economica e sociale del Paese. La storia, ancora una volta, ha smentito la propaganda.

Il segretario generale della Cgil Lecce, Tommaso Moscara

Le lezioni di Marcinelle e Vlora non hanno insegnato nulla. Ancora oggi continuiamo a commettere gli stessi errori. Le immagini che arrivano da Ceuta raccontano persone che rischiano la vita davanti a muri sempre più alti e frontiere sempre più militarizzate. Sono il simbolo del fallimento delle politiche migratorie europee, incapaci di affrontare il fenomeno con responsabilità, cooperazione e rispetto dei diritti umani. Anche il Governo italiano continua a rincorrere la propaganda securitaria, trasformando la migrazione in un’emergenza permanente, invece di governarla. Si investe in accordi per esternalizzare le frontiere, si restringono i canali di ingresso regolare, si criminalizzano troppo spesso solidarietà e accoglienza, mentre si ignorano le vere cause delle migrazioni: guerre, disuguaglianze, crisi climatiche, sfruttamento economico.

La contraddizione è evidente. Gli stessi governi che parlano di “invasione” sanno perfettamente che interi settori dell’economia italiana – dall’edilizia all’agricoltura, dalla logistica all’assistenza – non potrebbero reggere senza il contributo dei lavoratori migranti. Li si considera indispensabili quando servono nei cantieri o nei campi, ma li si lascia troppo spesso esposti al lavoro nero, al caporalato, agli infortuni e alla precarietà. È una politica che alimenta il ricatto e lo sfruttamento, che comprime diritti e salari di tutti i lavoratori, italiani e stranieri.

La Cgil rifiuta questa narrazione. Il lavoro non ha passaporto: ha diritti. La sicurezza non si costruisce con i muri, ma con la legalità, con contratti regolari, con la lotta allo sfruttamento, con politiche di integrazione e con un modello di sviluppo che rimetta al centro la persona. Il Salento e la Puglia conoscono bene il dolore dell’emigrazione. Migliaia di nostri concittadini hanno cercato fortuna all’estero, chiedendo ciò che oggi altri chiedono a noi: un’opportunità, non un privilegio; rispetto, non pietà. Ricordare Marcinelle e la Vlora significa quindi assumersi una responsabilità politica. Significa dire che un’Europa che lascia morire persone ai propri confini tradisce i valori su cui è stata fondata. Significa affermare che un Governo che alimenta paura e divisione, invece di garantire diritti e governare i fenomeni migratori, sceglie la strada più facile, ma anche quella più pericolosa. Perché quando si negano i diritti agli ultimi, si finisce inevitabilmente per indebolire i diritti di tutti”.