Fòcare e Festival, Salento terra bruciata della produzione culturale

Mentre gli operatori si rivolgono al sindacato per ottenere le spettanze del 2023, Slc critica le amministrazioni pubbliche: “Affidamenti diretti, assenza di Regolamento e Albo. I Comuni premino piuttosto le imprese che rispettano il Contratto nazionale e le norme sulla sicurezza”

Lecce, 1° febbraio 2024 – Definito nei dettagli insieme al sindacato pronto per essere discusso con operatori e Comune, giace nei cassetti di Palazzo Carafa la bozza di un Regolamento per la produzione culturale. Uno di quei documenti che potrebbe mettere la parola fine alla giungla di sfruttamento, mascherato da volontariato o da lavoro nero o irregolare, nel campo degli spettacoli e della cultura che partendo dal capoluogo potrebbe essere esteso a tutta la provincia.

Il regolamento. La Slc Cgil Lecce saluta con sorpresa la più che tempestiva pubblicazione di un cartellone di eventi per il 2024 da parte dell’amministrazione comunale di Lecce. Eppure non riesce a fare a meno di pensare alle condizioni di lavoro a cui sono sottoposti gli operatori del settore. “Chiediamo a tutti di fare uno sforzo collettivo per valorizzare i lavoratori”, scrive la segreteria provinciale. “A tal proposito basterebbe recuperare il lavoro svolto nei mesi scorsi con l’assessorato comunale, con cui si era definita nei dettagli una bozza di regolamento per la produzione culturale che dotasse la città, come accade in altri grandi centri culturali, di un Albo degli operatori. Ciò consentirebbe a chi lavora nel settore di essere riconosciuto, di far emergere nuove realtà che oggi faticano ad emergere, di mettere nelle condizioni il Comune di accedere ai finanziamenti regionali ed europei e ciò sarà fondamentale perché nel frattempo la nostra battaglia per una nuova legge regionale per il settore sembra portare i frutti sperati. Inoltre il regolamento aiuterebbe a dare respiro agli operatori, destinando per esempio una parte della tassa di soggiorno alle imprese di produzione culturale e operando i dovuti distinguo col mondo associativo agevolare chi non lucra per esempio escludendo o riducendo il pagamento della Tari. Soprattutto permetterebbe di escludere dalla contribuzione chi non rispetta leggi, contratti nazionali di lavoro, norme sulla sicurezza”. A distanza di 15 mesi, la Slc attende ancora la convocazione di un tavolo per discutere quella bozza mentre assistiamo alla solita call che il comune lancia per riempire gli spazi dell’urbe anche di quelli senza alcun servizio nel rispetto della legge sugli appalti ampiamente svuotata di ogni salvaguardia per l’occupazione dal legislatore.

Fòcare a pagare. Nel frattempo a delineare un settore in cui avere stabilità è sempre più difficile, c’è la vicenda delle Fòcare e dei Festival. Anche quest’anno Sant’Antonio ha fatto la grazia, imbandendo con finanziamenti ministeriali e regionali il sacro spettacolo pirotecnico. Quei soldi però non arrivano a tutti. Molto spesso sfiorano o retribuiscono in modo insufficiente chi lavora. Per esempio chi è costretto a chiedere giustizia, ricorrendo al sindacato, perché per l’attività svolta nel 2023 a Novoli non ha ancora percepito il dovuto compenso. La Slc Cgil è al loro fianco e invita chiunque a denunciare questo malvezzo. E facciamo appello alle istituzioni ed alle forze dell’ordine affinché tutelino i lavoratori della produzione culturale sul territorio. La Slc Cgil Lecce a tal proposito sta lavorando ad un piano di ispezione delle iniziative di produzione culturale sul nostro territorio: chiederemo di attivare protocolli che facciano emergere quelle realtà che non rispettano le norme contrattuali, contributive e sulla sicurezza. Conosciamo le difficoltà, ma dalle amministrazioni ci aspettiamo abilità, onestà e trasparenza. Siamo invece a conoscenza di tanti professionisti che non han ricevuto compensi dagli enti locali per lavori svolti. Addirittura che li han ricevuti in nero o con mesi di ritardo o senza contribuzione previdenziale. O ancora che li han ricevuti per affidamento diretto, senza alcun bando o concorso: perché un’impresa culturale, nel Salento, spesso lavora se ha un amico politico con portafoglio pubblico a cui chiedere di finanziare un’idea”.