Lecce, 8 gennaio 2026 – Contro i trasferimenti forzati, anche a centinaia di chilometri da casa, il 9 gennaio è in programma uno sciopero nazionale nel settore delle telecomunicazioni. I sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl e Ugl Telecomunicazioni hanno organizzato una manifestazione regionale a Bari, con presidio a partire dalle ore 11 sotto la sede regionale di Enel. Lo sciopero coinvolge 650 lavoratrici e lavoratori salentini dei call center nelle commesse della galassia Enel.

Casarano territorio a rischio. Le aziende appaltatrici stanno avanzando ai propri dipendenti proposte inaccettabili (i trasferimenti forzati, appunto) pur di mantenere il posto di lavoro. Proposte contrarie alla legge, che eludono la clausola sociale e che minano la contrattazione nazionale e la continuità occupazionale per migliaia di lavoratrici e lavoratori. Sotto accusa le commesse Enel, E-Distribuzione ed Enel X, all’interno delle quali lavorano anche tre grossi call center attivi nel Salento: Covisian, System House e Data Contact. Al momento queste aziende non sono interessate dalle criticità riscontrate in altri territori. Ma se il tentativo di eludere la clausola sociale passasse, si aprirebbe anche nel Salento una crisi occupazionale senza precedenti che coinvolgerebbe non solo i 650 dipendenti delle commesse Enel, la maggior parte dei quali operativi nella zona di Casarano, ma anche gli altri addetti salentini dei call center (e parliamo di oltre 4mila persone).

Che cosa sta tentando di fare Enel? Migliaia di dipendenti che, da anni rappresentano la voce di Enel nel rapporto con la clientela, oggi rischiano la continuità occupazionale a causa di bandi di gara che non garantiscono il rispetto del principio di territorialità e la centralità del contratto collettivo appena rinnovato. Le aziende subentranti (commesse di back office e quality) propongono trasferimenti forzati di centinaia di chilometri come condizione per proseguire il rapporto di lavoro. Se le istituzioni, più volte chiamate in causa, non interverranno nei confronti di un’azienda come Enel, che annovera nel proprio azionariato importanti enti pubblici, per garantire la piena applicazione della clausola sociale, compreso il mantenimento della territorialità, si tornerà alla buia stagione in cui ogni cambio di appalto nel settore dei call center generava drammi occupazionali, licenziamenti e un massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali.

Lo sciopero è solo il primo passo. Sono passati dieci anni dalla promulgazione della Legge 11/2016, una norma di civiltà rafforzata dalla regolamentazione prevista dal Contratto collettivo nazionale di lavoro delle Telecomunicazioni. “Enel sta minando alle fondamenta un impianto normativo che ha garantito la piena continuità occupazionale a circa 40.000 addetti, in oltre 400 cambi di appalto gestiti”, sostengono le segreterie territoriali di Slc, Fistel e Ugl Tlc. Sono circa 7.000 le lavoratrici e i lavoratori, operanti in regime di appalto in una decina di aziende, che gestiscono la clientela di Enel, Enel X ed E-distribuzione in numerose province italiane: da Torino a Catania, passando per Padova, La Spezia, Pistoia, Roma, L’Aquila, Cagliari, Napoli, Potenza, Matera, Bari, Lecce, Taranto, Cosenza, Catanzaro, Reggio Calabria, Palermo. Contro il ritorno a un liberismo sfrenato e per il rispetto delle norme di legge e del Ccnl delle Telecomunicazioni in materia di cambi di appalto, il 9 gennaio le lavoratrici e i lavoratori, in sciopero, manifesteranno il proprio dissenso davanti alle sedi Enel e presso le istituzioni. Lo sciopero e i presidi del 9 gennaio sono solo l’inizio del percorso di mobilitazione, qualora Enel non riveda immediatamente le previsioni dei bandi di gara, che non garantiscono la territorialità nei cambi di appalto.

Slc Cgil Lecce
Fistel Cisl Lecce
Ugl Telecomunicazioni Lecce

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