Lecce, 16 luglio 2026 – Controlli e mezzi per denunciare, senza tralasciare l’ipotesi di un’azione eclatante del mondo del lavoro. Il segretario generale della Cgil Lecce, Tommaso Moscara, esprime cordoglio ai familiari ed ai colleghi dell’operaio marocchino di 33 anni che oggi ha perso la vita, folgorato, a Montesano Salentino durante i lavori per il cablaggio della rete in fibra ottica. “Una morte assurda, come tutte quelle che avvengono sul posto di lavoro. Ma che impone una riflessione supplementare per le condizioni in cui è maturata”, dice. “Fermo restando che spetta alla magistratura far luce su quanto accaduto, è innegabile la difficoltà di lavorare a mezzogiorno durante un’ondata di calore estivo. Per cui va aperta una riflessione: vietare di lavorare tra le 12.30 e le 16 nelle giornate definite ad alto rischio dall’applicativo worklimate, come previsto dall’ordinanza regionale anticaldo, probabilmente non basta. Così come è molto riduttiva la lista di settori di applicazione, che a esempio non prevede il metalmeccanico e le telecomunicazioni, ambiti all’interno dei quali si svolgono i lavori di cablaggio della fibra ottica. La nostra organizzazione sindacale, attraverso le proprie Categorie, segnala abusi ed omissioni ogni giorno, ma con molta difficoltà vista l’assenza di contatti dedicati. Un aspetto da valutare per migliorare i tanti protocolli firmati a livello provinciale e regionale, che altrimenti rischiano di restare solo un elenco di buoni propositi”.

Nei primi sette mesi dell’anno si contano 5 morti sul lavoro. Secondo gli ultimi dati ufficiali dell’Inail, fermi a maggio, ben 1.905 incidenti tra gennaio e maggio. Oltre al caldo estremo restano fattori di insicurezza la scarsa cultura della sicurezza sul lavoro e i deficit troppo spesso esistenti in tema di formazione del personale ed equipaggiamento di dispositivi di protezione individuali. “Nel caso specifico di Montesano andrebbero anche compresi il rapporto e le comunicazioni tra i gestori delle infrastrutture elettrica e della fibra, per capire se banalmente le linee erano state messe in sicurezza. Tutte questioni che andrebbero definite nei capitolati di appalto, che poi con troppa facilità scivolano nei subappalti, ossia dove si annidano i principali problemi in tema di sicurezza sul lavoro. Anche per questa ragione la Cgil intende chiamare a responsabilità le stazioni appaltanti, raccogliendo le firme per una proposta di legge di iniziativa popolare. Serve un segnale forte, senza tralasciare neppure l’idea di lanciare uno sciopero generale su un territorio che piange la quinta vittima sul lavoro in meno di sette mesi”.