L’intervento del segretario generale Tommaso Moscara pubblicato oggi sul Nuovo Quotidiano di Puglia sull’autonomia differenziata

di Tommaso Moscara*

L’Italia è una e indivisibile. Se la vogliamo ancora così, è necessario che tutto il Sud, al di là del colore politico, si compatti per sventare il colpo di mano sull’autonomia differenziata che le Regioni del Nord in questi giorni stanno compiendo. I parlamentari meridionali dicano come la pensano per davvero. E bene fa chi, come il Pd regionale, invita ciascun consiglio comunale (e sarebbe bene anche provinciale) ad esprimersi. Il tempo delle ambiguità è finito. La Cgil di Lecce continuerà a fare la sua parte: sosterremo gli amministratori che manifesteranno contrarietà alla “secessione dei ricchi” e siamo pronti a rimettere in piedi i comitati che si sono battuti per raccogliere le firme per il referendum contro la legge Calderoli.

Su unità e indivisibilità della nazione si è costruita la Repubblica. Senato e poi Camera hanno già dato il via libera alle pre-intese con Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto su materie decisive: protezione civile, previdenza integrativa, ordinamento delle professioni e, soprattutto, tutela della salute. Si sovverte, ma sottotraccia, quel patto fondativo. Chiamarle materie “No Lep” (quindi non assoggettate a un Livello essenziale delle prestazioni) è un artificio che vuol far apparire tecnico ciò che è, in realtà, profondamente politico: la scelta di rendere disuguale un diritto che la Costituzione vuole uguale per tutti, ovunque si nasca.

La Cgil Lecce è ben cosciente che il Salento, come tutto il Sud, non ha bisogno di compassione, ma solo di essere ascoltato. Di contare. E allora parliamo chiaro: con questa riforma la sanità pubblica del Sud pagherà il prezzo più alto. Regioni più ricche potranno pagare di più il personale sanitario, fissare tariffe proprie, trattenere medici e infermieri. È facile prevedere maggiore mobilità passiva, “treni della speranza” pronti a viaggiare verso Nord, territori interni che si svuotano di giovani. Di una “nuova questione meridionale” parliamo da tempo: oggi non è più una riflessione, ma un’emergenza democratica. Per questo ci rivolgiamo con franchezza a chi ci rappresenta.

È amaro constatare che a rendere possibile tutto questo sono anche voti che arrivano da parlamentari eletti nei collegi del Meridione, che in campagna elettorale si sono guardati bene dal dirsi fautori di questa secessione di fatto. Non sia la fedeltà al capo del momento a guidarne l’azione, ma la loro coscienza in base all’articolo 67 della Costituzione. Difficile infatti spiegare l’appartenenza a una coalizione con il tradimento silenzioso della propria gente. A chi dice di amare il tricolore, sventolandolo nei comizi o indossandolo al petto nelle cerimonie, chiediamo un atto di coraggio significativo e di passare dalla retorica ai fatti: difendano l’unità sostanziale di questa nazione, non solo quella simbolica. Un’Italia a due velocità, spaccata tra chi cura e chi aspetta, tra chi parte e chi resta, non è più “una e indivisibile”. È un Paese che ha scelto di lasciare indietro metà di sé stesso. Chi oggi tratta la salute dei cittadini come merce di scambio tra maggioranza e minoranze territoriali del proprio schieramento sta anteponendo un calcolo tattico alla tenuta del Paese.

Non è più tempo di mediazioni al ribasso. La Cgil è già in campo, a livello regionale e nazionale, per il rafforzamento dei servizi pubblici essenziali del Mezzogiorno. Il nostro sindacato sosterrà chi, nelle istituzioni, avrà il coraggio di anteporre i cittadini alle tessere di partito. L’appello si allarga, con la stessa urgenza, a chi amministra i nostri territori, di qualsiasi colore politico essi siano: non conta la coalizione di appartenenza, ma conta il futuro delle comunità che rappresentano. Le nostre Camere del Lavoro sono aperte, a disposizione per iniziative e proposte e per spiegare ai cittadini cosa sta avvenendo a loro insaputa. Oggi siamo chiamati tutti a difendere l’Italia una e indivisibile.

*Segretario generale Cgil Lecce