Lecce, 25 giugno 2026 – “La casa non può essere considerata solo una merce. La città cresce in modo equilibrato quando il diritto all’abitare viene garantito e quando il patrimonio immobiliare risponde prima di tutto ai bisogni della comunità, non alle sole logiche speculative”. Cgil e Fillea di Lecce intervengono dopo la presentazione dell’iniziativa della Fondazione Mongiò, il cui progetto sostiene i locatari che non riescono a versare le caparre ai proprietari. “Apprezziamo i tentativi di farsi carico dell’emergenza abitativa in città con contributi economici ai cittadini in difficoltà”, dicono Fiorella Fischetti, segretaria confederale della Cgil Lecce, e Luca Toma, segretario generale della Fillea Cgil Lecce. “La sensibilità delle Istituzioni sul tema dell’abitare è importante, visto che l’emergenza abitativa rischia di compromettere la tenuta del tessuto sociale e di alimentare pericolose disuguaglianze”. Tuttavia, su questo fronte le politiche pubbliche non possono essere affidate alla disponibilità dei privati o alla solidarietà della comunità. La casa è un diritto fondamentale: spetta alle istituzioni garantirne l’accesso. “Pur comprendendone lo spirito, lasciano amarezza gli appelli della sindaca Adriana Poli Bortone alla generosità dei leccesi, per implementare il fondo presentato alla stampa: rendono evidenti le difficoltà dell’amministrazione locale a dare concretezza ai propri buoni propositi e risposte ai bisogni reali della cittadinanza. Le Istituzioni possono fare di più, a cominciare da un più coraggioso utilizzo della leva fiscale e degli strumenti di programmazione urbana”.
I dati. Nella città di Lecce, l’emergenza abitativa riguarda, in base a quanto affermato dalla prima cittadina, almeno 400 famiglie in attesa di alloggio popolare. Ad esse si aggiungono tutte le persone che hanno difficoltà a trovare una casa in affitto, nonostante l’esistenza di 11mila abitazioni non occupate stabilmente censite dall’Istat (2023). Chi trova un immobile in affitto ha poi il problema di poterselo permettere. Secondo i bollettini dell’Osservatorio del mercato immobiliare (Omi) dell’Agenzia delle Entrate, il canone medio di locazione a Lecce si attesta intorno ai 9 euro al metro quadrato, con significative differenze per zona e caratteristiche delle case. Valori sempre più incompatibili con i redditi delle famiglie. Considerando che una casa per essere sostenibile dovrebbe assorbire al massimo il 30% del reddito. Ampie fasce della popolazione di fatto sono escluse dal mercato immobiliare. “L’esempio citato dalla sindaca, quello di una casa popolare in periferia probabilmente riscattata e successivamente affittata a 750 euro al mese, pone interrogativi rilevanti”, proseguono Fischetti e Toma. “Intanto perché sono cifre che possono permettersi famiglie con entrate medie di almeno 2.300 euro mensili, in un territorio in cui lo stipendio netto mensile non raggiunge 1.400 euro. E poi richiama un tema più generale: la capacità del pubblico di garantire il diritto alla casa si è ridotta di pari passo con la progressiva privatizzazione del patrimonio immobiliare. Lo stesso meccanismo che ha incentivato il riscatto delle case popolari ha di fatto sottratto quote crescenti di immobili destinati ad uso sociale, senza che venissero ricostituite nuove dotazioni. Ora si pagano le conseguenze di questa scelta. È la riprova che la questione abitativa non va affrontata lasciando al mercato il compito di determinare da solo l’allocazione di un bene essenziale come la casa”.
Fiscalità locale. Anche l’evoluzione urbanistica della città evidenzia dinamiche che richiedono un governo pubblico più incisivo. Interi quartieri hanno progressivamente orientato una quota crescente del patrimonio abitativo verso gli affitti turistici e brevi, riducendo l’offerta disponibile per i residenti. È il fenomeno della gentrificazione: la funzione residenziale arretra, i prezzi aumentano, le famiglie vengono espulse dai quartieri storicamente abitati. Per Cgil e Fillea sono dunque da accogliere positivamente tutte le iniziative che contribuiscono ad alleviare il disagio abitativo, come quelle promosse dalla Fondazione Mongiò. Che però devono affiancare scelte strutturali e una chiara assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni a tutti i livelli. “Le politiche abitative devono avere come obiettivo prioritario la soddisfazione dei bisogni sociali e non la valorizzazione della rendita immobiliare”, sottolineano Fischetti e Toma. “Quando migliaia di abitazioni restano vuote e contemporaneamente centinaia di famiglie non trovano casa, è evidente che il mercato da solo non riesce a garantire un equilibrio sociale sostenibile”.
Piano Casa. In questo quadro pesa anche il ridimensionamento delle politiche nazionali per la casa. Il Piano Casa del Governo prevede il recupero di 100mila alloggi in dieci anni su scala nazionale: numeri insufficienti, se pensiamo al fabbisogno della sola città di Lecce (almeno 400 famiglie). Inoltre, il Fondo per la morosità incolpevole è stato per anni svuotato e solo recentemente poco rifinanziato. “Servono interventi pubblici organici per indirizzare, anche attraverso l’uso della fiscalità locale, l’uso degli immobili in chiave sociale, per limitare gli affitti brevi e sostenere l’accesso alla casa,”, concludono i due sindacalisti. “Le politiche pubbliche governino le trasformazioni urbane e il fenomeno turistico per produrre benessere diffuso e non nuove disuguaglianze”.










