Pronto Soccorso di Lecce, operatori stremati: mancano 12 infermieri e almeno 7 medici

Lecce, 20 giugno 2026 – Medici, infermieri e operatori socio-sanitari del Pronto Soccorso del “Vito Fazzi” non ce la fanno più. La mole di lavoro è allarmante e tante sono le criticità segnalate al sindacato: turni massacranti e lunghissimi, continuo viavai di ambulanze, pazienti “sbarellati” che attendono per ore. Nei primi 5 mesi dell’anno si sono registrati quasi 800 accessi in più di pazienti trasportati dal 118: erano 3.716 nel 2025; sono 4.504 quest’anno. Nel complesso lo scorso anno si è chiuso con 70.220 accessi: 1.200 in più rispetto al 2024. Numeri che danno l’idea della “insostenibile quotidianità” che si vive al piano terra del nosocomio leccese.

Un vero e proprio collasso, tra operatori del 118 in fila all’ingresso, medici impegnati a prestare assistenza ai pazienti ben oltre i propri compiti. “Si lavora in un clima di crescente rabbia, di esasperazione. Anche il rapporto con l’utenza si fa sempre più complicato. Medici ed infermieri mentre lavorano per salvare vite umane, devono fronteggiare le aggressioni dei pazienti e dei loro parenti”, spiega Floriano Polimeno, segretario generale della Fp Cgil Lecce. Il sindacato ha scritto una lettera al nuovo direttore generale Angelo Capochiani, alla direttrice sanitaria Maria Nacci ed al direttore amministrativo Andrea Chiari, disegnando il quadro delle principali criticità. La cronica carenza di personale è il principale problema. Mancano almeno 7 medici e 12 infermieri. In particolare i pochi in turno tra questi ultimi devono far fronte ai pazienti in emergenza critica (20 posti letto), ai pazienti in attesa di ricovero per carenza di posti letto nei reparti (oltre 20 posti letto), alle attività assistenziali complesse (lavaggi vescicali, trazioni, drenaggi, monitoraggi continui). Devono poi gestire i pazienti senza supporto medico immediato, con tempi di attesa anche prolungati. Il tutto aggravato nei weekend, nei notturni e nel periodo estivo dall’assenza di rinforzi estivi. Particolarmente complesso, in tali condizioni è garantire per esempio il giusto percorso dei pazienti con prestazioni tempo-dipendenti, come persone con ictus in corso da trasportare attraverso il lungo corridoio che collega Dea e “Fazzi”. “Parliamo di lavoratori senza alcuna copertura per ferie, malattia o infortuni, con ripercussioni dirette sul benessere psicologico e fisico del personale, che subisce pressioni per evitare assenze e non creare disservizi”, spiega Polimeno.

Il sindacalista non usa giri di parole: “Questa situazione compromette in modo serio la qualità dell’assistenza e mette a rischio la salute degli operatori e la sicurezza dei pazienti. Il fabbisogno previsto nella dotazione organica aziendale di medici, infermieri e operatori socio-sanitari è anacronistico e va aggiornato, anche potenziandolo tramite mobilità temporanea da altri reparti. Per quanto riguarda la sicurezza, servono un sistema di video-sorveglianza per monitorare la zona d’accesso (dove si trova l’unità operativa di Radiologia), la vigilanza privata di notte ed un triage con distanziatori del flusso di persone nel rispetto della privacy”.