“L’Italia che Ama Educa”, dalla Puglia via alla mobilitazione nazionale

Domani alle ore 19 in piazza Sant’Oronzo, presidio di una rete di associazioni e cittadini. Sarà lanciata la raccolta firme contro la Legge Valditara, che di fatto vieta l’educazione affettiva fino alle scuole Secondarie, vincolandola poi all’autorizzazione dei genitori

Lecce, 15 maggio 2026 – Parte dalla Puglia la sfida per garantire alle giovani generazioni il diritto fondamentale ad essere educati al rispetto, al consenso, alla parità e alla dignità della persona. Domani, martedì 16 giugno alle ore 19, da piazza Sant’Oronzo a Lecce prenderà ufficialmente il via la campagna nazionale “L’Italia che Ama educa”. L’iniziativa è promossa da Cgil, Arci Solidarietà, Udu, Casa delle Donne e una rete di associazioni, cittadine e cittadini. L’obiettivo fondamentale è contrastare la Legge Valditara, che segna un vero e proprio arretramento culturale sul piano dell’educazione affettiva. Il presidio salentino segnerà il lancio di una raccolta firme nazionale su change.org, con l’obiettivo di raccogliere almeno cinquantamila adesioni, per poi chiedere a Parlamento e Governo di modificare il provvedimento.

Consenso preventivo. Sotto accusa c’è l’obbligo del consenso preventivo delle famiglie per la partecipazione ai percorsi di educazione affettiva nelle scuole secondarie. Un meccanismo che subordina l’accesso a strumenti educativi alla preventiva autorizzazione scritta dei genitori. La normativa, inoltre, vieta questi percorsi nelle scuole dell’infanzia e nella scuola primaria. Viene perciò esclusa una fascia d’età fondamentale per lo sviluppo emotivo dei bambini. Una scelta che viene presentata come tutela della libertà educativa delle famiglie, ma che, secondo i promotori della campagna, rischia di produrre l’effetto opposto: aumentare le disuguaglianze e colpire proprio quei ragazzi e quelle ragazze che avrebbero maggiore bisogno di strumenti di comprensione, consapevolezza e protezione. Invece di proteggere bambine e bambini, la norma finisce per privarli degli strumenti necessari per comprendere il mondo, visto che è proprio nei primi anni di vita che si formano i modelli culturali e comportamentali.

Appello dalla Puglia. La Puglia lancia così un appello all’Italia affinché si costruisca una grande mobilitazione popolare nazionale capace di unire territori, associazioni, scuole, famiglie, studenti, sindacati e amministratori locali attorno a un principio semplice: l’educazione al rispetto non può essere un privilegio e non può dipendere dalle condizioni familiari, sociali o culturali in cui una ragazza o un ragazzo cresce. La politica guardi in faccia una realtà che ci racconta un’Italia attraversata da femminicidi, violenza di genere, bullismo, cyberbullismo, discriminazioni, odio, isolamento sociale. In cui le ragazze non riescono a riconoscere una relazione violenta finché non è troppo tardi. In cui i ragazzi crescono in una cultura che confonde ancora possesso e amore. Di fronte a tutto questo la risposta non può essere il silenzio o la sottrazione di strumenti educativi.

Ruolo della scuola pubblica. La scuola pubblica deve garantire uguaglianza e colmare le distanze. Non tutti i giovani trovano purtroppo a casa il necessario ascolto o un confronto sereno. La vera minaccia per la società moderna resta l’ignoranza. Educare non significa indottrinare, ma fornire strumenti di protezione, insegnare l’empatia e aiutare i giovani a riconoscere la violenza prima di subirla. L’idea di base è portare in Parlamento una richiesta chiara: modificare una legge che non garantisce a tutti gli stessi diritti e le stesse opportunità educative, indipendentemente dalla condizione familiare, sociale ed economica in cui vivono. Una battaglia politica nel senso più alto del termine, che riguarda l’idea di società che vogliamo costruire ed il futuro di un’intera generazione.