Lecce, 12 marzo 2026 – “Se vinco mi danno un litro di benzina”. Così cantava Rino Gaetano nel 1977 (“Spendi Spandi”), in pieno shock petrolifero. Oggi sarebbe già una vittoria limitare gli orari-spezzati, specie nel commercio e nel terziario, per poter risparmiare un po’ di carburante e recuperare parte del potere d’acquisto. La proposta arriva dalla Filcams Cgil Lecce: nei giorni scorsi la segretaria generale Daniela Campobasso ha scritto alle associazioni datoriali maggiormente rappresentative del settore, Confcommercio e Confesercenti.
Nel pieno di una nuova e travolgente crisi energetica, le lavoratrici ed i lavoratori del commercio e dei servizi non possono vincere “litri di benzina”. Peggio, spesso sono costretti a raddoppiare i costi del carburante a causa dell’organizzazione del lavoro. La maggior parte degli esercizi applica il cosiddetto “orario spezzato”, che prevede una lunga pausa, a volte oltre le tre ore, tra due turni di lavoro. In queste condizioni rientrare a casa significa raddoppiare la spesa e ridurre sensibilmente il potere d’acquisto, già falcidiato dalla inflazione sui beni di prima necessità, che torna a galoppare assieme al prezzo del petrolio.
“Con prezzi del diesel stabilmente sopra i 2 euro al litro, serve che l’intero sistema trovi soluzioni capaci di calmierare gli effetti del caro-petrolio”, spiegano Daniela Campobasso e il segretario confederale della Cgil Lecce Mirko Moscaggiuri. “La situazione geopolitica è sempre più preoccupante e per l’ennesima volta le velleità di chi vorrebbe condurre guerre-lampo si scontrano con la realtà. Abbiamo già vissuto uno shock dei prezzi con la guerra tra Russia e Ucraina, che si combatte ormai da 4 anni. Ora subiamo nuovamente gli effetti congiunti della follia bellica nel Medio Oriente e della speculazione, che stanno devastando stipendi e pensioni”. Da qui la proposta della Filcams: “Abbiamo chiesto a Confcommercio e Confesercenti di farsi portavoce presso le aziende loro iscritte di valutare la possibilità di rivedere gli orari lavorativi per permettere ai dipendenti di ottimizzare le risorse”, dice Campobasso. “Evitare temporaneamente i rientri e gli orari spezzati, soprattutto per quei lavoratori che risiedono lontano dal posto di lavoro, sarebbe un aiuto che dimostrerebbe la sensibilità delle aziende nei confronti dei propri dipendenti”. Alla quale si aggiunge quella della Cgil: “Le aziende di ogni settore valutino la possibilità di integrare le buste-paga qualche rimborso o indennizzo casa-lavoro”.







