Lecce, 28 gennaio 2026 – Ancora promesse, la cui realizzazione stavolta è stata anche posticipata al 2030. Intanto a Lecce gli operai della Cnh Industrial (colosso mondiale della produzione di macchine movimento terra) lavorano al freddo, con la prospettiva di restarci per altri quattro anni almeno. Per sollecitare una soluzione capace di rendere vivibile l’ambiente di lavoro in Cnhi, la Fiom Cgil su mandato dell’assemblea dei lavoratori ha proclamato quattro ore di sciopero a fine turno. I lavoratori incroceranno dunque le braccia domani, giovedì 29 luglio. Alle 11:45, durante il turno centrale, i lavoratori si ritroveranno per un corteo interno per poi uscire fuori dallo stabilimento intorno alle 12.15 (zona industriale di Lecce, viale Francia).

Un’assemblea della Fiom nello stabilimento Cnhi di Lecce

La decisione è stata presa dall’organizzazione sindacale, subito dopo l’incontro dello scorso 20 gennaio tra la direzione aziendale leccese dello stabilimento e gli Rls (i Rappresentanti dei lavoratori per la salute e sicurezza). Di fronte alle rivendicazioni dei lavoratori, Cnhi ha fatto sapere che al momento non è in programma alcun finanziamento o progetto reale ed efficace per pianificare una soluzione strutturale al microclima per le lavoratrici ed i lavoratori delle officine. “L’azienda ha fatto sapere che il problema sarà migliorato nel 2030, quando saranno conclusi i lavori di manutenzione del tetto. Rivendichiamo solo condizioni di lavoro dignitose, sicure e rispettose della salute e della dignità”, spiega la Segreteria provinciale della Fiom Cgil Lecce. “Gli operai soffrono il freddo da anni. Dopo tante sollecitazioni, proposte e purtroppo altrettanti dinieghi, è arrivato il momento di farsi sentire e di protestare, senza aver paura di alzare la testa. Il questo stabilimento le condizioni della salute e sicurezza sul lavoro sono ferme da anni, almeno nelle officine, dove lavorare d’inverno e anche d’estate è davvero difficile”.

A Lecce sono circa 620 gli operai che lavorano nelle officine. Una parte di questi operai opera nel reparto “Testing” e gode di un impianto di riscaldamento degli anni Settanta, tuttora funzionante. Nelle officine, il medesimo impianto fu smantellato circa 20 anni fa senza essere sostituito. “Le lotte degli ultimi anni hanno portato a piccole conquiste (ventilatori sulle postazioni, maglie termiche e giubbini), ma sono dei palliativi. Come poco efficace è risultata l’installazione di alcuni condizionatori in una zona delle officine. Pur non essendo lavoratori esposti agli agenti atmosferici, nel chiuso dell’officina le temperature che devono sopportare i metalmeccanici di Cnhi diventano estreme sia d’inverno sia d’estate”, conclude la Segreteria.