80 anni fa il primo Congresso della CGIL Lecce

Il 12 gennaio 1946, il Teatro Paisiello di Lecce applaudì l’elezione del Segretario generale Pietro Refolo, confermato alla guida del sindacato che guidava fin dalla fondazione (2 dicembre 1944).
Di seguito il racconto di Salvatore Coppola, nel saggio “Tabacchine e Contadini nella storia della Cgil (1944-1970)” contenuto nel volume “La Cgil, il Salento. 70 anni di lotte per l’emancipazione sociale e la dignità del lavoro (dall’Arneo a Boncuri)” edito da Giorgiani Editore (2015).
“Il 1946 si aprì con la celebrazione del I Congresso provinciale della CGIL (Teatro Paisiello, 10-11 e 12 giugno); fu l’occasione per il segretario generale Refolo di tracciare un bilancio completo dell’attività svolta dal Sindacato; nella relazione introduttiva egli ricordò “i mesi intensi di lavoro di organizzazione e di difficoltà quasi impensabili” per condurre a termine un’azione che poteva vantare al suo attivo “numerose vittorie della classe lavoratrice”: erano stati stipulati 31 accordi provinciali, 2 interprovinciali, 18 comunali, 9 aziendali, e instaurate 988 vertenze, di cui 508 conciliate, 68 risolte tra le parti e 18 definite con sentenza positiva; accennando ai rapporti con le controparti padronali egli usò parole molto dure nei confronti dell’Associazione degli Agrari (“[…] se qualche volta dalle Associazioni degli Industriali e dei Commercianti si è avuta comprensione dei bisogni dei nostri operai, non così invece da parte dell’Associazione degli Agrari, i quali si sono opposti sempre e tenacemente a tutte le richieste e quando si è arrivati a concludere qualche accordo con i loro rappresentanti, gli associati hanno rifiutato di riconoscere gli impegni assunti […]”). Refolo usò parole severe anche nei confronti dei concessionari di tabacco che dimostravano di voler continuare in quella pratica di sfruttamento delle tabacchine che aveva costituito “la fonte di scandalosi arricchimenti di gerarchi e lacché del defunto regime”; espresse parole di solidarietà e di comprensione per i reduci e i partigiani, per i quali chiese a industriali, commercianti, agrari ed autorità di non rimanere sordi di fronte alle difficoltà e alla fame di quanti avevano combattuto per la Patria (“[…] apriamo le porte delle nostre organizzazioni, dividiamo con loro il nostro pane, rinunziamo a qualche giorno di lavoro per dare ad esse il modo di guadagnarsi da vivere, rinunziamo alle ore straordinarie perché qualcuno di esse trovi un posto per ogni azienda, in ogni ufficio […] lo chiediamo in nome di tutti i nostri martiri, in nome di tutti ii nostri eroi, in nome dell’Italia martoriata per il bene di essa e di tutto il popolo italiano”).

Pietro Refolo (a destra) con Giuseppe Di Vittorio

Alla relazione di refolo seguirono quelle di Laudisa (sui problemi organizzativi e amministrativi), di Manno (sull’attività assistenziale) e di Francesco Refolo (sui problemi della cooperazione e dell’alimentazione). Dopo gli interventi di numerosi delegati in rappresentanza dei 60mila iscritti, venne approvato un ordine del giorno che impegnava il sindacato a lottare per risolvere i problemi dei reduci, degli impiegati e degli insegnanti elementari, dei muratori, dei lavoratori agricoli e delle tabacchine; si ribadì il valore dell’unità sindacale “fondamento indispensabile per l’affermazione dei diritti dei lavoratori”. Pietro Refolo fu confermato segretario generale; vennero eletti nel Comitato esecutivo Giuseppe Calasso, Giacinto Longo, Francesco Refolo e Carmela Capone per la corrente comunista; Nicola Manno, Fulvio Rizzo e Gaetano De Filippi per la corrente socialista; Fioravante Laudisa, Ernesto Romano, Vincenzo Marotta e Italia Miglietta per la corrente sindacale cristiana; per la corrente che si ispirava alle posizioni politiche del Partito d’Azione Saverio Guacci; per i giovani: Mario Indirli del PSI e MArio Povero del PCI”.