Morti per il pane e per il lavoro, l’esempio anche 80 anni dopo

Lecce, 25 settembre 2025 – Pubblichiamo l’intervento uscito oggi sul Nuovo Quotidiano di Puglia a firma di Luca Toma, sull’eccidio del 25 settembre 1945, di cui ricorre l’ottantesimo anniversario.

di Luca Toma*

Francesco Schifa era un muratore. Nel Secondo Dopoguerra era pronto a dare un contributo, come tanti suoi compagni di lavoro, al boom economico. Col proprio sudore ed in una terra ricca di pietra e materia prima come il Salento, avrebbe potuto dare forma e sostanza alle prime forme di sviluppo edilizio in città, avviate in quegli anni con il Piano Ina-Casa, il primo intervento organico nazionale per dare risposta al disagio abitativo. Ancora oggi, in alcuni quartieri di Lecce, compaiono targhette che rimandano a quella stagione che cambiò il volto della nostra città. Nei decenni successivi, con fatica, dedizione e orgoglio contribuirono a quella trasformazione migliaia di muratori e manovali edili. Francesco Schifa non poté essere tra questi. Esattamente 80 anni fa, il 25 settembre 1945, andò incontro ad un fatale destino, mentre manifestava nei pressi della Prefettura.

Luca Toma

Quel giorno scese in piazza, rispondendo all’appello lanciato dalla Camera del Lavoro da poco ricostituita (il 2 dicembre del ’44), dalla Lega dei Muratori e dai partiti vicini al mondo operaio e contadino. Insieme ad altre diecimila persone, tra cui c’erano anche Oronzo Zingarelli, pizzicagnolo, e Nicola Fatano, venditore ambulante, manifestava contro i rincari dei generi alimentari e per rivendicare diritti e giustizia sociale. Tutti e tre, quel tragico martedì, morirono sotto i colpi delle forze dell’ordine, impegnate a tenere sotto controllo la massiccia protesta.

Erano anni di profondo disagio e sofferenza, specie per chi aveva bisogno di lavorare per vivere e soddisfare i propri bisogni primari. L’Italia ed in particolare il Sud (che scontava condizioni di arretratezza mai affrontate) uscivano stremati dalla follia bellicista del regime fascista, che portò il Paese in guerra scaricando costi e sofferenze umane sui ceti meno abbienti. Spinti dai morsi della fame e dall’assenza di prospettive, in cerca di lavoro per avere concrete occasioni di riscatto ed emancipazione, in migliaia invasero il centro cittadino, puntando i luoghi del potere, la Prefettura in particolare. Piuttosto che ascolto e risposte, trovarono il fuoco delle armi a spegnerne le speranze. Due giorni dopo, una folla mai vista prima in città (le cronache dell’epoca parlarono di 50mila persone) partecipò ai funerali: lavoratori di ogni settore vollero rendere l’ultimo omaggio ai loro compagni.

La prima pagina del Nuovo Quotidiano di Puglia del 25 settembre 2025, con l’intervento di Luca Toma

Troppi anni sono passati prima che la città prendesse consapevolezza di quei drammatici fatti. Solo nel 2006 – su sollecitazione della Cgil Lecce e grazie al lavoro di ricerca compiuto dal giornalista Enzo Bianco e dal bibliotecario Valentino De Luca (autori del testo “Quei morti per pane e lavoro”) – venne apposta una targa all’ingresso di Palazzo dei Celestini, proprio dove persero la vita i tre lavoratori. Un importante modo per ricordare e restituire dignità ad una pagina di storia cittadina poco conosciuta e colpevolmente dimenticata.

Nel grande racconto della storia globale e nazionale di quel periodo (fine della Seconda Guerra Mondiale e Liberazione dal nazifascismo), andrebbero sottratte all’oblio anche le storie avvenute in territori periferici, i cui protagonisti faticano a ricevere il riconoscimento e l’attenzione che pure meriterebbero. Non una via, non una scuola, non un parco pubblico è dedicato ai protagonisti di quelle giornate di 80 anni fa. Pochi o del tutto assenti sono i luoghi in città dedicati ai tanti nostri concittadini e concittadine che hanno dedicato la propria vita al riscatto ed al progresso della classe lavoratrice. Ce ne sarebbe bisogno, soprattutto in una stagione come questa, in cui il pensiero corre veloce tra tweet e post, in cui il Lavoro è sempre meno centrale nelle agende politiche. Manifestazioni come quella del 25 settembre 1945 hanno segnato la vita della città. Al contrario, scarsa partecipazione, individualismo e decreti sicurezza rischiano di caratterizzare il presente. Per questo motivo è necessario custodire, recuperare, far conoscere e tramandare la storia di quei giorni, la storia dei tanti lavoratori che hanno sacrificato la propria stessa vita al grido di “Pane e Lavoro!”.

*Segretario generale della Fillea Cgil Lecce