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Piano di rientro sanità pugliese. No al ticket sulle ricette, sì al taglio degli sprechi e delle spese improprie PDF Stampa E-mail
Segreteria CGIL
Scritto da Redazione   
18/07/2010 13:00

Antonella Cazzato Cgil Lecce: “Sono altri gli interventi che, a nostro avviso, andrebbero promossi:

serve, ad esempio, un rigoroso controllo sulle spese per le consulenze, per i contenziosi legali e per gli appalti”


Pur riconoscendo che l’intervento sulla sanità pugliese è stato imposto dal Governo nazionale che pretende dalle Regioni il rientro nel Patto di Stabilità, siamo fermamente convinti che le scelte scellerate di questo governo nazionale non possano continuare a ricadere sulle spalle dei cittadini.
Il Piano di rientro della spesa sanitaria che la Regione Puglia ha proposto per adeguarsi ai parametri del patto di stabilità non può seguire la “politica dei due tempi”: le direttrici del risanamento e quelle della riorganizzazione e del potenziamento dei servizi sanitari nel nostro territorio devono, secondo noi, procedere necessariamente di pari passo.

Decidere di ridurre i posti letto nei presidi ospedalieri (fermo restando che concordiamo sul fatto che si debba “de-ospedalizzare”), rischia di produrre un ulteriore arretramento dell’offerta pubblica e l’allungamento delle liste d’attesa. Occorre invece puntare contestualmente sulla prevenzione e sui servizi territoriali (Case della Salute, Rsa, Consultori, poliambulatori, assistenza domiciliare, soprattutto integrata, distretti).
Sono altri gli interventi che, a nostro avviso, andrebbero promossi: serve, ad esempio, un rigoroso controllo sulle spese per le consulenze, per i contenziosi legali e per gli appalti.

Bisognerebbe eliminare il meccanismo della inappropriatezza dei ricoveri, prassi che si è ulteriormente radicata dopo la cancellazione dell’esclusività del rapporto per il personale medico.
Il blocco del turnover, che interviene su dotazioni di personale inadeguate, comporterà solo un arretramento della qualità degli interventi all’interno delle strutture sanitarie. Perché allora non intervenire sui sei milioni di euro che vengono spesi per “prestazioni aggiuntive” del personale?

È necessario ripartire dai bisogni delle persone e dalle reali condizioni di disagio economico e sociale delle famiglie. Non sarà sostenibile per i cittadini l’introduzione dei ticket sulle ricette e l’abbassamento dei limiti reddituali di esenzione. In questi giorni l’Istat ha certificato che nel Mezzogiorno è aumentata l'intensità della povertà assoluta e sono peggiorate le condizioni di vita delle famiglie e dei pensionati. Sono segnali che dovrebbero far riflettere: per contenere la spesa farmaceutica occorrerebbe piuttosto intervenire, con stringenti linee guida, per contrastare la prescrizione dei medicinali ad alto costo e per eliminare i condizionamenti delle case farmaceutiche.
Antonella Cazzato
Segretaria Confederale CGIL Lecce
 
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