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Appalti pubblici e lavoro nero PDF Stampa E-mail
FILLEA
Scritto da Redazione   
17/07/2010 00:02
FILLEA CGIL: “Non possiamo ricondurre le cause dell’illegalità in edilizia sempre e soltanto al fenomeno dell’appalto al massimo ribasso.
Occorre aumentare i controlli e prendere tutti una posizione decisa contro le aziende inadempienti, evitando il gioco delle parti
“Necessario contribuire tutti insieme al rafforzamento degli strumenti paritetici”

Quando parliamo di crisi occupazionale, nel nostro territorio, non possiamo non pensare al settore dell’edilizia. I dati regionali e della provincia di Lecce sono allarmanti: in Puglia cala precipitosamente il numero degli addetti ai lavori (da 34.763 nel 2008, a 28.891 nel 2009).
Anche il Salento, dopo una crescita costante, dal 2002 al 2008 (da 5.792 addetti nel 2002, a 9.685 nel 2007, fino ai 10.355 addetti a fine 2008), subisce un pesante stop: tra fine 2009 e inizio 2010 scendiamo a 8.047 addetti.
Quello dell’edilizia è un settore in cui, prima che arrivasse la crisi e l’intervento con gli ammortizzatori in deroga, si lasciavano a casa i lavoratori, senza troppi clamori.
E, a causa dell’infinita frammentazione delle imprese, i lavoratori non usufruivano nemmeno degli ammortizzatori sociali.
I dati pubblicati recentemente sul lavoro nero in edilizia nel Salento, sicuramente riflettono una realtà fortemente in difficoltà a causa della crisi, che si aggiunge a problematiche mai risolte. Dati che, se da una parte fotografano l’esistente, dall’altra fanno comprendere come sia importante percorrere la strada dei controlli e ci spronano a rendere più incisiva e puntuale la nostra azione.
Riteniamo a maggior ragione assurdo e sconcertante apprendere delle proteste degli ispettori del lavoro per l’insufficienza di risorse a disposizione, costretti a rimanere chiusi negli uffici perché non ci sono i soldi per a fare le ispezioni nei luoghi di lavori.
Per questo la FILLEA CGIL, insieme a tutta la CGIL, ha contestato i tagli previsti nell’ultima manovra finanziaria. I pesanti tagli agli enti pubblici, infatti, porteranno alla ulteriore riduzione delle già esigue risorse agli organi ispettivi.

Se a questo si aggiunge la soppressione di importanti enti di prevenzione, formazione e ricerca in tema di sicurezza come l’ISPESL, possiamo immaginare quanto sia difficile attuare nei fatti il contrasto al lavoro irregolare. Tema fortemente connesso a quello del sommerso è l’incidenza degli infortuni sul posto di lavoro. Come al solito, però, sono in tanti a riempirsi la bocca di belle parole, nelle conferenze pubbliche come sulla stampa, ma quando si tratta poi di rendersi protagonisti diretti del cambiamento, dove vanno a finire i numerosi e bravi oratori?
Non possiamo ricondurre le cause del lavoro nero in edilizia sempre e soltanto al fenomeno dell’appalto al massimo ribasso, indubbiamente da contrastare: il lavoro irregolare deve essere una battaglia costante, serrata e decisa. E, laddove è necessario, quando si riscontrano aziende inadempienti, bisogna prendere una ferma posizione, anche da parte di chi rappresenta le imprese, evitando il gioco delle parti.

In edilizia elusione del contratto di lavoro va spesso di pari passo con mancato versamento della Cassa Edile che il datore di lavoro è obbligato a versare mensilmente e che corrisponde per il lavoratore edile alla tredicesima mensilità e alle ferie. Mancato pagamento della Cassa Edile significa rilascio non regolare del Durc (Documento Unico di Regolarità Contributiva) e, quindi, impossibilità a lavorare sia in ambito pubblico, sia privato. Nei primi anni l’obbligatorietà del DURC ha avuto il merito di far uscire dal sommerso numerosi addetti. Ma è emblematico come in questi ultimi anni si sta assistendo a fenomeni di falsificazione o clonazione del DURC.
Per ricondurre ad un giusto sistema di regole il comparto, sarebbe opportuno che le cause e le responsabilità, prima ancora di andarle a cercare all’esterno del sistema, si cercassero all’interno. Dunque, in tal senso, è necessario contribuire tutti insieme al rafforzamento degli strumenti paritetici a disposizione.
 
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